IL TRAM DEI PONZESI

Il piroscafo Santa Lucia, il postale che collegava Gaeta con Ponza e Ventotene, colpito nel 1943 da un siluro sganciato da un aereo inglese alle 10.08, mentre viaggiava da Ponza a Ventotene. L’affondamento avviene al largo di Ventotene: la piccola nave, ribattezzata “Il tram dei ponzesi” si spacca in due e si adagia sul fondale profondo da 40 a 50 metri, con il suo carico di morte: a bordo c’erano settanta persone, tra passeggeri e personale. Di quelle settanta, se ne salvarono solo cinque.

Il 23 luglio 1943, durante il viaggio di andata da Gaeta verso le isole, il “Santa Lucia” era già stato fatto oggetto di un attacco aereo nemico, ma le abili manovre del comandante Simeone erano riuscite ad evitare il peggio.  La mattina del giorno successivo, 24 luglio, il piroscafo ripartì da Ponza per il viaggio di ritorno verso il continente, ma a circa due miglia al traverso di Punta Eolo a Ventotene, venne attaccato da una squadriglia di aerosiluranti inglesi. A nulla valsero questa volta le manovre diversive attuate dal comandante Simeone. Colpita da un siluro, la nave si spezzò in due ed affondò in meno di un minuto.

 

STORIA:

Costruita nel 1912 dai cantieri del Tirreno di Ancona per la Compagnia Napoletana di Navigazione a Vapore (per altre fonti Società Trasporti Golfo di Napoli), la nave – iscritta con matricola 87 al Compartimento marittimodi Napoli – era in origine un piccolo piroscafo passeggeri in servizio sulle linee che collegavano Napoli e le isole del golfo.

 

Il Santa Lucia in servizio come nave ospedale.

Agli inizi del 1916, nell’ambito della vasta operazione per il salvataggio dell’esercito serbo in ritirata attraverso i porti dell’Albania, la Regia Marina decise di dotarsi di tre ulteriori navi ospedale (oltre alle cinque già in servizio), ed una delle unità requisite allo scopo fu la Santa Lucia, che, con una capienza di appena 100 posti letto (la trasformazione fu compiuta nel luglio 1916), fu adibita a compiti di nave ospedale e nave ambulanza. Queste ultime unità, di piccole dimensioni, erano utilizzate per trasportare i feriti dalle linee del fronte ad ospedali situati a maggiore distanza (ad esempio, dal fronte isontino agli ospedali di Venezia), navigando lungo la costa.

Nel corso del suo servizio come nave ambulanza la Santa Lucia compì complessivamente 12 missioni, trasportando in tutto 1438 tra feriti e malati. Secondo alcune fonti, nel corso dello stesso 1916 il piroscafo cessò di essere impiegato come nave ospedale, pur rimanendo in servizio quale nave ausiliaria sino alla fine del conflitto; per altre fonti, invece, la Santa Lucia fu impiegata come nave ambulanza sino al 1919, quando fu derequisita e restituita agli armatori.

Dopo la derequisizione, il Santa Lucia riprese servizio nel golfo di Napoli il 24 giugno 1919, per conto del Servizio Navigazione di Stato, tornando alla Compagnia Napoletana di Navigazione solo nel dicembre 1923.

Il 10 dicembre 1925 il piroscafo passò alla Società anonima di Navigazione Partenopea (SPAN), costituita a Napoli dai fratelli Piscitelli, Laudiero ed altri proprio il 10 dicembre in sostituzione della cessata Compagnia Napoletana (per l’esercizio, per 20 anni a partire dal 9 novembre 1925 – con Decreto Ministeriale del 15 febbraio 1926 –, delle linee di navigazione dei servizi marittimi sovvenzionati del gruppo «C» con le Isole Partenopee e Pontine), della quale rilevò la flotta.

Il Santa Lucia svolgeva servizio di collegamento tra Ponza, Ventotene, Santo Stefano e Gaeta tre volte alla settimana (linea 99), trasportando merci, passeggeri e posta.

 

Presented by Romano Pisciotti

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