L’affondamento del NEPTUNIA….raccontato dai naufraghi

“… il Vulcania, con il Neptunia e l’Oceania, faceva parte di un convoglio scortato da cinque cacciatorpediniere che il 16 settembre del 1941 aveva lasciato Taranto in direzione di Malta. Venne avvistato dal cielo all’alba del 17 ed attaccato da un branco di sommergibili, l’Unbeaten, l’Upright, l’Ursula e l’Upholder.
Il mattino del 18 alle 4:15 viene colpito il 
Neptunia e poco dopo l’Oceania, seppure in maniera lieve ma che rimane con il timone bloccato. Alle 8:45 l’Upholder colpisce ancora l’Oceania che affonda in sette minuti. Il Vulcania, attaccato da una bordata di quattro siluri, fortunosamente li evita […] e prosegue verso Tripoli.”

http://www.memorieincammino.it/fonti/roberto-tiberi-la-traversata-taranto-tripoli-laffondamento-delle-navi-neptunia-e-oceania/

La tragica vicenda bellica dell’affondamento della motonave Neptunia, adibita nel 1941 per il trasporto di truppe italiane verso il fronte libico, è stata rievocata recentemente dall’ultranovantenne Giovanni Michele Pittalis.

Attraverso le parole di Giovanni Michele Pittalis si rivive il drammatico episodio bellico e umano che ha registrato la perdita di 384 persone, tra militari e membri dell’equipaggio, e l’affondamento di importanti navi che erano frutto e vanto della cantieristica nazionale.

Il primo siluro dell’Upholder colpì la Neptunia “a poppavia del traverso di sinistra, provocando quasi immediatamente la perdita di energia elettrica”, mentre il secondo “centrò l’Oceania molto più verso poppa, quasi nella zona dell’asse dell’elica di sinistra”.

La mattina del 18 settembre alle ore 04.00, – ricorda il Pittalis – a largo di Misurata (Tripolitania), un sommergibile inglese partito da Malta, silurò la nave Neptunia. Il convoglio con cinque cacciatorpediniere di scorta era composto da altre due motonavi: Vulcania e Oceania. Quella mattina, prima dell’alba, sono stato svegliato da un boato che ha fatto traballare la nave. Sulle prime ho pensato che fosse una delle solite bombe di profondità, sganciate dai nostri cacciatorpediniere. Poi la sirena, il segnale abbandono nave.

“Furono attimi di smarrimento, poi in compagnia di un certo Trefiletti, mi sono calato dalla parte opposta dell’inclinazione della nave. Una volta in acqua non abbiamo avuto il coraggio di mollare la presa della corda e quindi siamo risaliti a bordo, ma dei marinai ci hanno indotto a buttarci in mare (realmente ci hanno lanciato fuori bordo, evitandoci di inabissarci con il Neptunia che colò a picco dopo circa 3 ore).

 

http://www.patatu.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3086:1941-il-naufragio-della-neptunia&catid=39:varie&Itemid=43

 

 

 

 

Presentato da Romano Pisciotti

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