«Meecyuu!», colpita.

Varata nel 1931, la USS Indianapolis scampò miracolosamente all’attacco giapponese di Pearl Harbour del 7 dicembre 1941 in quanto impegnata in un’esercitazione navale, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, il 20 febbraio 1942, la nave venne impegnata nel primo scontro contro forze aeronavali giapponesi a sud di Rabaul, in Nuova Britannia. Prese poi parte alla gran parte delle operazioni nell’Oceano Pacifico, dalla Battaglia di Tarawa a quella di Peleliu, fino alle battaglie finali di Iwo Jima e Okinawa.

È il 29 luglio 1945. L’incrociatore pesante Indianapolis dell’Us Navy sta navigando nel Mare delle Filippine, di ritorno da Tinian, dove ha consegnato l’involucro e l’uranio della prima bomba atomica, quella che sarebbe esplosa su Hiroshima. Poco prima di mezzanotte la nave è avvistata dal sottomarino nipponico I-58, a circa 4 mila metri di distanza; il comandante Mochitsura Hashimoto ne lancia sei. Alle 00.02 del 30 luglio l’ufficiale dell’Imperatore sorride nel periscopio. «Meecyuu!», colpita.

Subito dopo l’affondamento, circa 900 (su 1196) furono i marinai che riuscirono a salvarsi gettandosi in mare: iniziò allora una lotta per la sopravvivenza contro un nemico fino ad allora impensabile, gli squali.

Alla fine dell’odissea, solo 316 marinai furono tratti in salvo: tutti gli altri, trovarono la morte per annegamento, disidratamento, per le gravi ferite riportate e per i numerosi attacchi degli squali che infestavano le acque, attirati dal sangue dei feriti. Gus Kay, uno dei pochi marinai superstiti, così ricorda quei tragici momenti: gli squali “si avvicinarono e presero a girare in tondo per ore intere. Noi ci agitammo cercando di tenerli alla larga, ma vennero dritto addosso al gruppo: strapparono gli arti dei marinai, l’acqua era insanguinata”. Dopo essere stati tratti in salvo dalle navi e dagli aerei americani, per il Comandante McVay iniziò un nuovo calvario: la corte marziale per essere responsabile della perdita della sua nave. Era la prima volta che il Judge Advocate General (il JAG, reso famoso dalla serie televisiva) processava un ufficiale a causa dell’affondamento della propria nave in tempo di guerra ad opera del nemico: gli fu imputato che non navigava a zig-zag, manovra utilizzata per sfuggire agli attacchi dei siluri dei sommergibili nemici. In realtà, la United States Navy voleva coprire le sue colpe: aver fatto navigare la USS Indianapolis sena un’adeguata scorta, aver fatto partire le ricerche dei naufraghi con cinque giorni di ritardo e, soprattutto, non aver informato McVay che sulla rotta che stava per coprire era stata già registrata attività nemica. Solo nel 2001 McVay fu scagionato da tutte le accuse. Era però troppo tardi: il 6 novembre 1968, nel giardino della sua casa a Litchfield, nel Connecticut, si era sparato un colpo di pistola alla testa.

 

LA NAVE E’ STATA RITROVATA:

 

PRESENTED BY ROMANO PISCIOTTI

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