“Chi non sa pregare deve andar per mare”

 Esiste uno spazio dove l’uomo è sicuro d’incontrare la paura: questo spazio è il mare!

Per alcuni il mare ha avuto il significato di una provocazione, ma per la maggioranza esso ha continuato per molto tempo a voler dire dissuasione ed è stato per eccellenza il luogo della paura.

Dall’antichità al xx secolo, dalla Bretagna alla Russia, vi è un’enorme quantità di proverbi che consigliano di non arrischiarsi per mare. I latini dicevano: «Loda il mare e tienti a terra». Un detto russo consiglia: «Ammira il mare seduto sulla stufa». Erasmo fa dire a un personaggio del dialogo Naufragium: «Che pazzia affidarsi al mare!». Perfino nella marittima Olanda circolava la sentenza: «Meglio stare sulla landa con una vecchia carretta che sul mare in una nave nuova».

Era un riflesso di difesa da parte di una civiltà essenzialmente terrestre, che confermava l’esperienza di quelli che, malgrado tutto, si arrischiavano lontano dalle rive.

Ma il mare è pericoloso anche quando giace immobile, non increspato dal minimo soffio. Un mare calmo, «inerte come una palude», può significare la morte per i marinai bloccati al largo, vittime di «un’aspra fame» e di «una sete ardente».

La formula di Sancho Panza: «Se vuoi imparare a pregare, vai per mare» si ritrova, con molteplici varianti, da un capo all’altro d’Europa, talvolta con sfumature d’humour, come in Danimarca, dove si precisava: “Chi non sa pregare deve andar per mare e chi non sa dormire deve andare in chiesa”.

 

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Romano Pisciotti

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