CINA: “Banchina Italia”

Occupata già dal gennaio del 1901 dalle nostre truppe, l’area italiana di Tientsin passò ufficialmente sotto il controllo di Roma il 7 Giugno del 1902, entrando pienamente nel sistema coloniale italiano. Posta sotto ad un Governatore (facente anche funzioni di sindaco) nominato dal Ministero degli Affari Esteri, fu poi alle dipendenze del Ministero delle Colonie dal 1912 alla pari di Libia, Eritrea e Somalia Italiana. Per evitare i ritardi nelle comunicazioni, che avevano messo in pericolo la sopravvivenza degli italiani all’interno delle legazioni pechinesi quattro anni prima, il Regno d’Italia installò una stazione radiotelegrafica a Tientsin nel 1904, in diretto collegamento con l’ambasciata nella capitale cinese.

Nonostante la posizione centrale, l’enclave italiana scontava i secoli di incuria da parte delle autorità imperiali cinesi: il fiume si impaludava in più punti, rendendo il circondario malsano ed acquitrinoso, motivo che spinse il governatore Giuseppe Chiostri a realizzare un nuovo piano regolatore, comprendente un ambizioso piano di bonifiche affidato al tenente colonnello del Genio Osvaldo Cecchetti, che fu ultimato in tempi assai rapidi grazie ad un oneroso finanziamento governativo di sessantamila Lire. Nel 1905, anche gli ultimi contingenti del Corpo di Spedizione Italiano in Cina vennero rimpatriati in Italia; tuttavia l’enclave italiana di Tientsin necessitava di un suo presidio militare, motivo per cui il governo decise di lasciare come presidio fisso in colonia duecentocinquanta fanti della Regia Marina e un piccolo distaccamento dei Carabinieri, alloggiati nelle vecchie caserme cinesi, mentre ancorato lungo il fiume Hai Ho rimaneva l’incrociatore corazzato Marco Polo per ogni evenienza. Nel 1907 venne emesso il regolamento edilizio, che gettò le basi per la nuova Tientsin italiana (tutt’ora architettonicamente esistente), mentre nel 1908 entrò ufficialmente in vigore anche lo Statuto Albertino.

La caduta dell’Impero Qing in favore della Repubblica e l’affermarsi graduale di un periodo di anarchia nel resto della Cina, convinse Vittorio Emanuele III ed i governi italiani a investire maggiormente nella difesa e nello sviluppo della concessione, ordinando la costruzione di ulteriori due cannoniere destinate alla difesa di Tientsin ed appositamente studiate per operare anche in acque fluviali, la Sebastiano Caboto e la Ermanno Carlotto (quest’ultima costruita direttamente a Shanghai).

 

Cannoniera
Cannoniera Carlotto

 

Ma fu nel 1912 che partì effettivamente lo sviluppo dell’unica colonia asiatica italiana: con un gigantesco investimento di quattrocentomila Lire, il governo italiano diede il via al completo rinnovamento del territorio italiano di Tientsin, affidandone i lavori all’architetto e urbanista torinese Daniele Ruffinoni. Si procedette innanzitutto con lo sbancamento dei vecchi e insalubri quartieri cinesi, in gran parte costituiti da edifici in legno, per procedere poi alla riedificazione di una nuova città, che ricordasse per stile e urbanistica le città della madrepatria. Il lungofiume sullo Hai Ho venne denominato “Banchina d’Italia”, mentre le due piazze principali a rotatoria, attorno alle quali gravitava la vita della piccola colonia, vennero battezzate rispettivamente Piazza Regina Elena e Piazza Dante.

SEBASTIANO CABOTO

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