IL RISCHIO DELL’ANDAR PER MARE

“Il gigantismo navale degli anni recenti, pensato per favorire i commerci e la globalizzazione, ha avuto ripercussioni importanti sui rischi dei trasporti, a cominciare dagli incendi o dagli impatti economici sempre più ingenti derivanti da incidenti che in passato sarebbero stati considerati relativamente modesti. La vicenda di questi giorni aggiunge un nuovo capitolo e rimette in discussione l’opportunità di varare navi sempre più grandi e ingovernabili. Le conseguenze che i consumatori di mezzo mondo stanno già sperimentando, a livello di aumento di costi del petrolio e dei beni a seguito dei ritardi che si stanno accumulando, fanno capire quanta interconnessione ci sia oggi tra trasporti ed economia, in un periodo già abbastanza difficile.”

 

Niente di nuovo:

Una delle ragioni dello stop alla crescita esagerata del tonnellaggio delle petroliere fu relativa ai potenziali danni causati da un disastro marittimo. Dopo il drammatico esempio di alcuni naufragi, ci si interrogò sul costo dei danni causati e il costo assicurativo: si finì per affermare che una super petroliera, sicuramente più esposta ad incidenti di vario genere, avrebbe dovuto coprire rischi enormi e, conseguentemente, pagare premi assicurativi altrettanto enormi, concludendo che nessun premio avrebbe potuto ripagare i potenziali disastri; se la nave non avesse subito incidenti durante l’intero esercizio, l’armatore avrebbe perso la possibilità di avere utili per coprire i costi assicurativi.

La filosofia della globalizzazione, che ha smarrito il buon senso per premiare gli utili a breve termine, deve aver convinto gli armatori che il rischio sia solo per le petroliere….armatori finanzieri e anonime società, hanno dimenticato il significato di andar per mare e i rischi relativi.

Romano Pisciotti

Tempesta perfetta a Suez

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