“LIBERTY”

Tutto ebbe inizio nel 1939 con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Dopo il primo anno di conflitto l’Inghilterra aveva perso ben 385 navi mercantili e per sostituire il naviglio affondato, gli inglesi furono costretti a ordinare, negli Stati Uniti e Canada, un centinaio di nuove navi da costruire in base a un loro progetto, chiamato “Ocean”.
Questo progetto prevedeva una nave da carico economica, tipo “tramp”, da 10.000 tonnellate di portata, lunga 123 metri, 10 nodi, cinque stive, scafo chiodato, propulsione a vapore con una macchina a triplice espansione da 2500 HP e tre caldaie scozzesi a carbone.
Quando gli Stati Uniti nel 1940 decisero di modernizzare e incrementare la loro flotta mercantile, troppo piccola e vecchia, In vista di un possibile coinvolgimento nella guerra in corso, decisero di sviluppare in emergenza una nave derivata dal programma delle navi costruite per gli inglesi senza apportare grandi modifiche al progetto originale.
Questa nave da carico standard identificata come EC2 fu chiamata comunemente “Liberty.”
Gli Stati Uniti entrarono in guerra nel dicembre 1941 e il programma per la costruzione delle navi Liberty fu fortemente accelerato e potenziato.
Il primo Liberty fu il “Patrick Henry” varato il 27 settembre 1941 mentre l’ultimo l’“Albert M. Boe”, fu consegnato il 30 ottobre 1945 a guerra già finita.
Nell’arco di quattro anni furono costruite 2.710 navi Liberty dello stesso tipo, mai nella storia navale, sono state costruite così tante navi, dello stesso tipo, da un’unica nazione, in così breve tempo.
Le navi Liberty si chiamarono con il nome di patrioti, personaggi storici americani, politici, scienziati, persone eminenti legate al mare e anche di chi raccoglieva i finanziamenti per costruirle. Un Liberty fu chiamato “Amerigo Vespucci” sebbene l’Italia, all’epoca fosse in guerra contro gli Stati Uniti.
Furono considerate navi a perdere, di vita breve, utilizzabili durante la guerra per uno o due viaggi oceanici.
Furono costruite con lo scopo principale di poter mettere in mare più navi di quelle che il nemico poteva affondare.
Per il programma delle navi Liberty gli Stati Uniti allestirono dal niente, nel più breve tempo possibile, 18 nuovi cantieri navali con un totale di 210 scali impiegando fino a 650.000 persone, per la maggior parte
gente che non aveva mai messo piede in un cantiere navale.
Migliaia di donne contribuirono a saldare gli scafi, a costruire chiodi, montare i macchinari e ad allestire gli impianti di bordo come e meglio degli uomini.
La media, nell’arco dei quattro anni, per il completamento di una nave fu di circa 42 giorni.
Il record fu ottenuto dal cantiere di Richmond, California che impiegò, tra la posa della chiglia e il varo di un Liberty, 4 giorni e 15 ore e ulteriori 3 giorni per l ́allestimento finale.
Che gli Stati Uniti abbiano costruito una nave Liberty al giorno è una leggenda, è vero invece che a volte ne sia stata consegnata più di una al giorno.
Questo eccezionale risultato fu reso possibile dall’adozione della produzione di massa di parti e componenti rigorosamente identici e interscambiabili. La costruzione degli scafi fu accelerata grazie all’adozione
della saldatura e la fabbricazione di pannelli e blocchi assemblati dentro e fuori i cantieri.
L’apparato motore e gli altri macchinari erano talmente semplici e sicuri che permise di essere condotto senza troppe difficoltà’ da personale con poca esperienza di bordo.
Le navi Liberty operarono bene durante la guerra in ogni condizione di tempo e di mare trasportando milioni
di tonnellate d’armamenti e rifornimenti in tutti i mari.
Molti Liberty fecero parte dei convogli dell’Atlantico inclusi quelli per le pericolose rotte nordiche nel Mare di
Barens e nel Mar Bianco, per lo sbarco in Normandia ne furono impiegati 600.
Subirono forti perdite da parte di sottomarini, navi corsare, mine, esplosioni, collisioni, incagli, rotture, attacchi aerei e kamikaze. In totale andarono persi 301 Liberty di cui 50 furono affondati durante il loro primo viaggio.
I Liberty erano dotati di un armamento leggero, due cannoni e sei mitragliatrici e si difesero come poterono durante gli attacchi aerei e navali di superficie. Lo “Stephen Hopkins”, attaccato nell’Atlantico del sud dalla
nave corsara tedesca “Stier” fortemente armata di grossi cannoni, colpì con 15 cannonate l’aggressore facendolo esplodere e affondare, dopo di che andò a picco a sua volta dopo essersi incendiato
Gli Stati Uniti emersero dalla guerra, nonostante le perdite, con una formidabile flotta mercantile. Durante il conflitto furono costruite più’ di 5700 navi, non solo Liber ty, ma anche altre navi di ogni tipo tra cui le petroliere T-2 e le navi da carico di progetto americano come i Victory e i C-1, C-2 e C-3.
Al termine del conflitto, gli Stati Uniti decisero di mettere una parte di questa enorme flotta in “riserva” (naftalina), ormeggiate a grandi gruppi nei fiumi, e venderne molte ai paesi devastati dalla guerra e anche all’Italia (162) che pure aveva combattuto contro di loro.
Prima del conflitto mondiale, nel 1939, la flotta mercantile italiana era composta da 1200 unità per 3,3 milioni di tonnellate di stazza lorda, alla fine della guerra, nel 1945, erano rimaste solo poche navi per un totale di 200.000 tonnellate, il resto era andato distrutto. L’Italia, dopo la guerra, aveva urgente bisogno di ricostruire la sua marina mercantile e il solo apporto dei Liberty fece aumentare di colpo la flotta di circa 1,6 milioni di tonnellate di stazza contribuendo efficacemente alla ripresa del paese.
Queste navi segnarono la carriera e la vita di due generazioni di ufficiali di coperta e di macchina italiani e di migliaia di marittimi, lasciando una traccia indelebile nella storia della nostra marineria.
I Liberty nel tempo subirono allungamenti e riconversioni di ogni tipo, furono usati come chiatte, pontili, navi fattoria per la pesca, depositi per lo stoccaggio, navi scuola oppure affondati per formare oasi per i pesci.
Lo “Sturgis” fu convertito nella prima centrale elettrica nucleare galleggiante.
In Italia, alcuni Liberty furono convertiti in motonavi utilizzando un motore Fiat 686 da 3500 HP, la velocità cambiò solo di poco,12/13 nodi.
In pratica queste navi furono utilizzate per oltre 20 anni, con buoni risultati operativi per ogni tipo di carico in ogni parte del mondo.
Alcuni Liberty greci navigarono fino al 1985, 40 anni di profittevole servizio, non male!
Oggi ne rimangono solo due, il “Jeramiah O’Brien” a San Francisco e il “John W. Brown” a Baltimora, navi museo ma ancora funzionanti. Attualmente la manutenzione delle navi e’ garantita da volontari.
sono diventate monumenti nazionali e sono elencate nel Registro Nazionale come navi d’epoca appartenenti alla storia, che vanno curate e mantenute in vita.
Da Facebook
Angelo Sciano

4 comments on “LIBERTY”

  1. Bell’articolo , ho conosciuto capitani che hanno iniziato la loro carriera su queste navi , tutti ne hanno parlato sempre molto bene e con nostalgia .

  2. Secondo me i capitani saranno sempre capitani , anche se oggi la tendenza è di volerli chiamare conduttori, cambieranno le navi la tecnologia tutto quello che si vuole ma ogni epoca avrà i suoi capitani , molto lontani da quelli dei liberty , ancora più lontani da quelli dei clipper , e così ancora , ma comunque capitani ai quali sarà consegnata la nave e la responsabilità del comando , che non ci dimentichiamo è solitudine , solitudine pura! Una volta con i velieri era il vento ad essere il conduttore , il ruolo del capitano era quello di governarlo in favore della nave !!! Oggi i comandanti sono cambiati come sono cambiate le navi , ma non è cambiata la loro responsabilità!!

    1. I moderni capitani, oltre aver perso il fascino del ruolo, hanno perso autorità e professionalità a causa del costante contatto con la terra ferma (Armatore, caricatore, ecc.) e la minor preparazione…ci sono altre motivazioni che non posso citare in pubblico.
      Tranvieri, potrebbero essere definiti.
      Avere un responsabile per quasi tutto fa comodo.
      Romano

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