MARINAI IN TRINCEA

Spesso si pensa alla Grande Guerra come a un conflitto di terra, di assalti all’arma bianca e di logoramento nelle trincee. Invece ci fu anche il mare.

Al momento dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria-Ungheria, si presentò per il vice Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Capo di Stato maggiore della Regia Marina, il problema di come proteggere le coste italiane dagli attacchi nemici portati con navi di superficie.

Il mare Adriatico sulla sponda occidentale italiana si presenta con spiagge sabbiose e fondali senza insidie di scogli, conformazione ben diversa da quella frastagliata, con fiordi anche profondi, isole e porti della sponda orientale. Thaon di Revel già al momento del suo insediamento nel 1913, iniziò il rafforzamento dei porti di Venezia, Taranto e Brindisi, che divennero le basi principali della flotta italiana. Sempre durante il periodo della neutralità venne occupata Valona, trasformata in un porto sicuro per motosiluranti e naviglio leggero.
Nei primi giorni di guerra però la Marina Austro-ungarica bombardò numerose città costiere, tra cui Rimini, Senigallia, Ortona e altre cittadine fino al Gargano.

Da parte italiana fu concepita allora l’idea di utilizzare a scopo difensivo la linea ferroviaria costiera, attrezzando treni armati di cannoni in funzione di batterie mobili.

Furono trasformati 121 vagoni ferroviari, la maggior parte con cannoni navali e artiglieria contraerea; si attrezzarono vagoni porta munizioni, officine mobili per le riparazioni, vagoni con mense e cuccette per il riposo del personale: in pratica su un treno armato i marinai vivevano come su una nave.

Il treno armato si componeva di due convogli: uno per il combattimento e uno per la logistica. Ogni convoglio aveva una locomotiva in testa e una in coda, il personale era fornito dalla Marina, tranne il personale di macchina, proveniente dal Genio Ferrovieri.

 

Nel novembre del 1917, dopo la rottura del fronte a Caporetto, la Marina si attestò sul Piave. C’era da difendere Venezia a tutti i costi: se fosse caduta, la stessa Marina avrebbe dovuto abbandonare tutto l’Alto Adriatico, con conseguenze disastrose per la condotta della guerra, non solo marittima.

Furono costituiti alcuni battaglioni di marinai fucilieri (gli antesignani dell’attuale Brigata San Marco) e lungo il Piave venne schierato un raggruppamento di pezzi di grosso calibro, integrato da pontoni armati con le artiglierie. L’offensiva nemica si accanì per mesi contro le nostre linee, ma i marinai ressero l’urto, proteggendo il fianco a mare della Terza Armata e salvando così Venezia.

 

 

 

Romano Pisciotti, navigando il web

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *