La confraternita dei piloti

Anche il comandante più edotto nella topografia di un porto e nella conoscenza dei suoi fondali e delle altre specifiche difficoltà di transito, non sarebbe in grado di raggiungere l’approdo, senza correre il rischio di subire o creare incidenti o, comunque, con la dovuta rapidità.

L’attività portuale e il il traffico crescono sempre più, giorno per giorno, mentre il ridimensionamento e l’attrezzatura delle strutture portuali procede con lentezza; c’è quindi una evidente sproporzione fra navi e porti, oppure quando la capienza e relativamente estesa, il moderno gigantismo, il dinamismo portuale e la pericolosità dei carichi rendono gli spazi di manovra o sosta ugualmente difficoltosi.

In tale contesto, nelle quali si trovano i più trafficati porti italiani, ogni movimento nel quadro dinamico della complessa attività che si svolge nelle acque portuali, deve essere preordinato, scrupolosamente controllato e responsabilmente seguito.

A ciò adempie il pilota con la sua particolare preparazione, la padronanza della corografia dei luoghi e dei relativi elementi meteo­marini e che, avendo la esatta cognizione dei movimenti in atto in qualsiasi istante e conoscendo le aree e gli accosti non occupati, dà speditamente corso alle operazioni di cui è stato incaricato. Egli è pertanto, il più valido elemento di fluidificazione per l’esecuzione delle manovre portuali che concorrono alla sicurezza delle medesime.

Ma occorre avere e far ricorso ad una specifica preparazione ed a un largo corredo di esperienze per ‘animare, muovere e dominare’ tale varietà di navi con tutta la loro mole ed il loro peso.

 

La confraternita dei piloti appartenenti ai Cinque Porti esiste probabilmente da prima che Guglielmo I (1066-1087) conquistasse l’Inghilterra nel 1066.

I prerequisiti principali per diventare un pilota, in quel momento e per secoli dopo, erano essere un Freeman (uomo non legato alla terra) come oltre ad avere una conoscenza approfondita dei mari, delle coste e dei porti del pericoloso Stretto di Dover.

La punizione inflitta a un pilota di Dover che perse una nave di cui era a capo ma sopravvissuto, in quei giorni, doveva essere gettato a morte al largo di Western Heights.

 

dal web

Romano Pisciotti

8 comments on La confraternita dei piloti

  1. Bellissimo, come sempre, l’articolo che, peraltro, mi riporta alla mia prima missione in Golfo Persico (quale Capo servizio operazioni e ufficiale di manovra di Nave Anteo), quando dal Comandante dei piloti di Dubai, mi venne proposto di andare a lavorare con loro.. ricordo il mix di soddisfazione e imbarazzo che provai in quel momento, ed il rammarico per aver comunicato di dover rinunciare, dopo una settimana di riflessioni.

    1. Certo qualche rammarico momentaneo può capitare, sono però convinto che tu abbia fatto la scelta giusta rimanendo fedele alla MM. Anch’io, alcune volte ripenso alle scelte fatte, però sono sicuro di una cosa: se non avessi vissuto la vita come l’ho vissuta, oggi sarei una persona diversa….con tutte le difficoltà e problematiche che ho dovuto affrontare, mi piaccio come sono. Caro Ammiraglio, anche tu, tirando le somme….sei sicuramente in positivo.
      Un abbraccio,
      Romano

  2. Chi ha scritto questo articolo sicuramente è molto preparato e ha avuto modo di vedere il pilota del porto nel suo lavoro e comprenderne il valore e l’importanza . Quello che non dice , ma non si può avere tutto , è che il pilota è un capitano di lungo corso che ha navigato almeno 5 anni effettivi e lo si diventa con un concorso per titoli e esame . Concorso che si svolge presso la Capitaneria di porto dove il futuro pilota svolgerà la sua mansione.La figura del pilota del porto è poco conosciuta e comunque molti la confondono con i rimorchiatori . In Italia i piloti effettivi sono circa 200 , molto pochi , con un sovraccarico di lavoro non indifferente . Le statistiche dicono che i piloti italiani siano quelli con la più bassa percentuale di incidenti nel mondo . Questo fa molto piacere . Anche nella mia città di mare quando dici che fai il pilota del porto moltissimi rimangano stupiti. Ma a cosa serve il pilota del porto , non basta il Com.te?? …..comunque la confraternita dei piloti mi mancava!!! Grazie Romano per la tua attenzione a questa categoria !!

    1. Volevo scrivere qualche cosa sui Piloti: spulciando su internet e mettendo insieme un po’ di notizie da siti diversi, credo d’essere riuscito a rendere omaggio alla categoria e…di sorprendere un po’ tutti, anche gli addetti ai lavori, con “l’antica confraternita dei piloti”.
      La mia è attenzione per un vecchio amico
      Ciao

  3. Caro Romano non è facile trovare qualche cosa sui piloti , non dico italiani , ma anche nel mondo . Siamo una categoria che conoscono gli addetti ai lavori . Come tu ben sai , essendo tu un C.L.C , il pilota lo trovi in tutti i porti del mondo. Mi piace ricordare che il pilota è il primo a salire sulla nave e l’ultimo a scendere. È un riferimento importante per il Com.te della nave . In un convegno organizzato dall’Autorita’ Portuale di Ancona ‘ Il Porto incontra la città ‘ fui invitato in qualità di Capo Pilota a parlare del mio lavoro . Dissi alla platea dei presenti al convegno ; perché il Com.te della nave si deve fidare del pilota ? Perché non ha altre alternative , dissi come battuta e aggiunsi , nessuno come il pilota , che è stato anche lui comandante , sa interpretare le ansie e le paure che assalgono il Com.te prima e durante la manovra per cui è suo specifico dovere e compito tranquillizzarlo attraverso il suo comportamento sicuro e tranquillo , il pilota deve trasmettere fiducia al Com.te . Ogni volta che si sale a bordo di una nave è come entrare in casa d’altri , con la dovuta educazione e il dovuto rispetto comportandosi con gentilezza e autorevolezza se serve , ma mai dimenticarsi di essere a casa d’altri ! In ultimo vorrei dire che non passa anno purtroppo senza che si registri a livello mondiale la perdita di piloti nel delicato momento di imbarco e / o sbarco dalla nave . Il pilota ogni giorno rischia la vita .Grazie per avermi dato questa opportunità ’ un caro abbraccio Amico di sempre!!

    1. Il pilota dovrebbe “consigliare” il comandante, in realtà la manovra viene affidata al pilota, lasciando la responsabilità al comandante,anche se questa responsabilità è andata via via distribuendosi su tutti gli attori.
      Le due figure, comandante e pilota, sono cambiate negli anni…sminuendosi; tutte le professionalità hanno oggi un peso diverso, la società moderna tende a non riconoscere le capacità e il lavoro, appiattendo tutto in termini di procedure…ancor meglio se robotizzate. Non è una bel futuro quello che non riconosce valori e professionalità, tutto è riassunto nel bisogno del mercato e non esiste il lavoro ma il mercato del lavoro…..il mercato delle vacche, purtroppo.

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