TALASSOCRAZIA: POTERE MARITTIMO

TALASSOCRAZIA: Dominio del mare, con particolare riferimento alle grandi potenze che lo esercitarono in epoca classica.

 

 

Migrare dalla dimensione terrestre a quella marittima, trasferire in acqua la propria esistenza, costituirsi in talassocrazia.

Oltre la mera acquisizione dello strumento navale, oltre la costruzione di un flotta imponente, occorre dotarsi di una prevalente sensibilità rivierasca, rendere il mare centro della strategia, trasformare il mare in primaria fonte di sostentamento economico: quanto realizzato nei millenni da Atene, Roma, Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti.

 

STORIA MODERNA:

La Gran Bretagna puntò la maggior parte delle sue energie sulla “strategia marittima”, cioè sul ruolo della sua efficiente marina militare: l’unica arma che il governo di Londra reputava idonea per strangolare la potenza francese attraverso il “blocco” delle sue coste e l’isolamento del suo impero d’oltre mare. Per l’Inghilterra del tenace ed acuto primo ministro William Pitt questo sforzo risultò, sotto il profilo finanziario, enorme, ma riscosse comunque l’appoggio di buona parte di una nazione che proprio attraverso il commercio marittimo e la navigazione aveva tratto le sue maggiori fortune. Nonostante l’elevato costo e le necessarie, pesanti tassazioni imposte al popolo inglese, il poderoso piano di costruzioni navali voluto da Pitt ebbe buon esito e la pur forte Francia, troppo legata ad una visione limitatamente europeista e prettamente terrestre del conflitto, dovette cedere il passo ad una nuova, grande potenza intercontinentale.

Il complicato intreccio di interessi commerciali, politici e strategici che stava alla base del contrastante sviluppo coloniale delle due nazioni europee aveva determinato una situazione di attrito destinata a trasformarsi ben presto in un vero e proprio conflitto.

Dopo aver sconfitto la Spagna al termine della breve guerra del 1739, l’Inghilterra era stata coinvolta con la Francia nella Guerra di Successione Austriaca, scontro che, per la prima volta, evidenziò il grande divario esistente tra le forze navali delle due Potenze. Fu proprio in occasione di questo conflitto che l’Inghilterra dimostrò di possedere un apparato navale ben superiore a quello francese. Pur dovendo contrapporsi all’Inghilterra in vicini e lontani teatri d’oltre Oceano, il Governo francese trascurò l’efficienza della propria Marina mercantile e militare nella errata convinzione che le sorti di un qualsiasi conflitto si sarebbero sempre e comunque decise sui campi di battaglia terrestri del Vecchio Continente.

Questa evidente miopia strategica fece perdere rapidamente alla Francia i suoi più ricchi possedimenti coloniali, gran parte dei quali finirono nelle mani dell’Inghilterra, divenuta l’unica e legittima potenza mondiale.

 

All’indomani dell’unificazione politica italiana, il problema della Difesa nazionale era dominato da una visione essenzialmente continentale, in base al dogma napoleonico per cui «le sorti d’Italia si decidono unicamente nella valle del Po». 

Domenico Bonamico (1846-1925, ufficiale della Regia Marina e caposcuola degli studi di strategia navale italiani) inserisce il ruolo strategico della Marina italiana in una prospettiva interforze e sostiene la necessità di potenziare le forze navali tenendo conto del più vasto contesto della politica estera e interna, dell’economia e della vita nazionale.

La figura e l’opera di Bonamico sarà presto dimenticata dai pensatori navali italiani del tempo.

Anche durante il secondo conflitto mondiale, la Regia Marina, pur disponendo di una poderosa flotta, non riuscì ad imporsi alla flotta inglese molto più addestrata al combattimento, oltre a disporre del radar sin dai primi scontri navali importanti e disporre di navi con maggior autonomia.

La strategia navale è la più impegnativa per ogni impero,  strategia e politica già sfuggita in passato  ai francesi, ai russi, ai tedeschi. E’ necessario trovare il coraggio di porre gli oceani al centro del pensiero, muovendo il baricentro della politica estera: come i romani, gli inglesi, fino agli americani, furono capaci di immaginarsi oltre la terraferma (Medesimo traguardo cui oggi punta la Cina).

 

Il mare è elemento essenziale della geopolitica, chi lo domina possiede un vantaggio enorme sugli altri, sul piano offensivo e difensivo; dispone di vie di comunicazione che non richiedono costruzione o manutenzione, può fuggire alle pressioni provenienti dall’entroterra, collocare la prima linea difensiva tra gli abissi (sommergibili nucleari), privare gli avversari dei rifornimenti, rendersi perno del sistema regolando il transito delle merci.

La Marina militare italiana appartiene al novero delle flotte europee di punta in termini di capacità belliche, bilanciamento complessivo, qualità dei mezzi e preparazione del personale. Nel Vecchio Continente è sopravanzata soltanto dalle Marine di Gran Bretagna e Francia, che però mantengono in linea potenti mezzi nucleari e agiscono in ossequio a precisi loro interessi. Probabilmente , vista la posizione geografica e l’estensione delle coste, la Marina Italiana dovrebbe essere meglio dotata per giocare un ruolo primario in Mediterraneo.

 

 

Presented by Romano Pisciotti…navigando sul web

 

 

3 comments on TALASSOCRAZIA: POTERE MARITTIMO

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  2. Molto interessante . Per quello che so la Cina lo ha capito e hanno in progetto di costruire altre 3 portaerei e altre navi logistiche . Mai come oggi chi avrà la supremazia sul mare sarà predominante !!

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